Immaginate un uomo condannato all’ergastolo, un pluriomicida, che vive nella sua gabbia mentale, invisibile, forse, ma non meno oppressiva di quell’altra, fatta di cemento e sbarre d’acciaio. Immaginate cosa possa pensare un uomo diventato un assassino, vittima dei suoi impulsi e della sua rabbia, della Meditazione Trascendentale. Con quell’aggettivo così impegnativo, che evoca qualcosa di misteriosamente spirituale. Con l’equivoco che accompagna questa pratica un po’ esotica (per l’uomo d’azione), l’idea peregrina di doversi sforzare per rimanere immobili, a occhi chiusi, e immergersi dentro di sé.
Ma di fronte alla possibilità di godersi un po’ di pace, di sperimentare un “profondo riposo” – perché di questo si tratta – decide di provarci. Si fida dell’uomo che è venuto a parlargli di questa tecnica, una persona gentile, appassionata, che dedica la sua vita a portare la meditazione ovunque, convinto che possa aiutare le persone e cambiare il mondo.
Il carcerato medita per 20 minuti, due volte al giorno, la mattina e la sera, giudiziosamente. E cosa succede? Che qualcosa si apre in lui. Che il buio improvvisamente si illumina. Che intuisce chi è veramente, cosa c’è dentro di sé, nel profondo, e prova una gioia misteriosa, senza perché.
Immaginate quest’uomo, destinato a vivere in una cella per il resto dei suoi anni, con la sua espressione solitamente truce, i modi spicci, dopo una settimana di meditazione. Incontra di nuovo la persona che lo ha convinto a provarci, e lo abbraccia, con tutta la forza che ha, mettendosi a piangere per l’emozione.
Ecco cosa può fare la meditazione. Bisognerebbe parlare anche di questo, quando si affronta il tema, perché non passi l’idea che si tratti di una banale “tecnica del benessere psicofisico”, con l’unica funzione di rendere la vita un po’ meno stressante. Anche se poi, tra i suoi effetti, c’è anche questo, un senso di calma interiore e anche di gioia, di chiarezza mentale, una nuova consapevolezza, che ti permette di gustare meglio le cose della vita, che ti rende più efficace ed efficiente nelle cose che fai, più creativo, ma anche più attento agli altri, e intuitivo, più sensibile al visibile e all’invisibile.

La Meditazione Trascendentale è una tecnica capace di cambiare la vita delle persone. Ma proprio per questo ha anche una funzione sociale. È utile nelle carceri e negli ospedali, ha un effetto potente sui bambini, a scuola, così come sugli insegnanti, è un modo per rendere il lavoro nelle aziende più gratificante e quindi anche produttivo.
Sembrerebbe quasi una panacea, e in effetti, in un certo senso, lo è. Se non fosse che la nostra mente è complicata, così come la società creata dalle nostre menti, alimentata da pregiudizi, sentimenti contrastanti, istinti inconsapevoli.
Ci sono i materialisti, allergici a qualsiasi cosa evochi una ricerca interiore. E ci sono gli spiritualisti, che invece guardano con sospetto alla semplicità di questa tecnica e alla sua utilità pratica. Gli uni e gli altri sono fermi a un’idea della realtà fondata sul dualismo tra spirituale e materiale, che Maharishi Mahesh Yogi ha inteso superare con la diffusione della MT (Meditazione Trascendentale) e l’idea che alla base, alla radice di ogni cosa, ci sia l’Essere – che ognuno può chiamare come vuole, secondo le proprie convinzioni filosofiche o religiose, perché non si tratta di credere in qualcosa, ma di farne esperienza, portando alla coscienza ciò che di solito è relegato nel “non-manifestato” (trascendentale, appunto).
Una lettura illuminante, da questo punto di vista, è La scienza dell’essere e l’arte di vivere, letteralmente dettato da Maharishi nel giro di qualche settimana, nel 1963, a chi gli chiedeva di mettere su carta il suo insegnamento, maturato dopo dodici anni trascorsi tra le montagne dell’Himalaya insieme al suo guru, Swami Brahmananda Saraswati.
Tutto è partito dall’India, dove Maharishi si è anche laureato in fisica all’Università di Allahabad, per poi diffondersi in Occidente come una marea, grazie a una serie di incontri ed eventi che possono apparire fortuiti solo a chi crede che il mondo sia governato dal caso. Di fatto oggi esistono più di mille centri MT diffusi nel mondo e decine di enti, associazioni, aziende legate a questa realtà, nata come “Movimento per la rigenerazione spirituale”.
In quel libro Maharishi propone un incontro fra il pensiero millenario dei Veda e le scoperte più recenti della scienza (soprattutto della fisica quantistica). L’Essere è Sat-Chit-Ananda, coscienza di beatitudine, è l’Assoluto e il Divino, la Realtà ultima, il Brahman, illimitato e immutabile, ma che si esprime nei mutevoli stati relativi della creazione. È la natura essenziale della mente, ciò che sta alla radice del pensiero, ma anche di tutte le cose che esistono nell’universo.

Per Maharishi «l’espansione della felicità è lo scopo della creazione». L’evoluzione è crescita, espansione, la natura procede verso la consapevolezza, e il nostro compito è quello di provare a entrare in sintonia con questa realtà profonda, intelligente, creativa. C’è chi continua a sostenere che «una vita di attività nel mondo è opposta allo stato dell’assoluta coscienza di beatitudine. Questa interpretazione sbagliata ha creato l’abisso che esiste da molti secoli fra i valori spirituali e materiali», con tutto ciò che questo comporta in termini di nevrosi, facendo crescere «la sofferenza, l’infelicità, le tensioni».
La via della MT è quella dell’armonizzazione tra i valori dell’Essere e quelli dell’attività (il campo del karma, che va “glorificato”, invece di diventarne schiavi), di renderci consapevoli che la nostra onda (la vita individuale) è parte di un oceano più vasto.
La pratica meditativa consente di andare oltre la superficie dell’attività mentale, immergendosi in profondità in quell’oceano, portando l’attenzione oltre i pensieri e le sensazioni più sottili, fino a vivere l’esperienza della trascendenza. Primo passo indispensabile per far sì che l’Essere, giorno dopo giorno, entri sempre più nella nostra vita cosciente, apportando pace, sicurezza, gioia, in ogni aspetto della nostra realtà quotidiana.
L’uomo o la donna d’azione, poco sensibile allo spirituale, può pensarlo come il “campo unificato” che genera le leggi della natura, una forza a cui attingere per riuscire ad esprimere al meglio i propri talenti e utilizzare il cervello alla sua massima potenzialità. Lo spirito religioso, invece, può viverla come un cammino verso la realizzazione del Sé, avendo come orizzonte «una vita di eterna libertà nella pienezza», in cui «l’amore universale fluisce e trabocca dal cuore e l’intelligenza divina colma la mente», perché «la coscienza di Dio unifica i valori assoluti e relativi della vita».
Tutto questo, in un certo senso, si ottiene quasi automaticamente, accettando il fatto che non si tratta di compiere qualcosa, di fare, sforzarsi, concentrarsi, ma di “arrendersi”, lasciare andare, abbandonarsi alla pace e alla beatitudine (la tecnica è semplice, ma non facile, bisogna uscire da certi schemi mentali ed esercitarsi con costanza, dopo di che tutto accade spontaneamente). Si tratta di tornare in sintonia con le leggi dell’universo, con cui possiamo collaborare, invece di continuare a fare la guerra alla natura e agli altri uomini, a una vita che non ci piace, al destino. «Continuando costantemente ad addentrarsi nel dominio del trascendente, e a ritornare nel campo dell’esistenza relativa, la familiarità con la natura es senziale dell’Essere si approfondisce e la mente diventa gradatamente più consapevole della propria natura essenziale».
C’è stato un tempo, decenni fa (tutto parte dal 1958), in cui la MT era diventata un fenomeno quasi pop, grazie anche ai Beatles e al loro rapporto privilegiato con Maharishi. Oggi l’uomo simbolo è il geniale regista David Lynch, che questa tecnica la pratica da decenni, quotidianamente, e che è diventato uno dei più impegnati nella sua diffusione nel mondo, soprattutto in progetti speciali nati per raggiungere le persone più disagiate.
In effetti la MT gode di un seguito stupefacente nel mondo del cinema, dello sport, dell’economia: da Clint Eastwood a Cameron Diaz, da Kate Perry a Oprah Winfrey, e poi Martin Scorsese, Jim Carrey, Jennifer Aniston, Nicole Kidman, ma anche Moby, il musicista, e il tennista Djokovic, Sting e Paul McCartney, l’imprenditore Ray Dalio e numerosi manager di grandi aziende.
Quasi inutile sottolineare il perché: i suoi effetti benefici sulla performance e sull’umore, sull’equilibrio emotivo e la chiarezza mentale, sono fondamentali per chi vive una vita particolarmente stressante e creativa. Il rischio però, quando si citano vip e testimonial, è quello di perdere di vista il centro della questione. Quello di una tecnica semplice, alla portata di tutti – la praticano oltre 10 milioni di persone nel mondo, più di 60 mila in Italia – che richiede solo due sedute di 20 minuti al giorno, praticabili ovunque, fondate sulla ripetizione di un mantra (un suono più che una parola), assegnato da un insegnante qualificato (ognuno ha il suo), dopo una semplice cerimonia di iniziazione.
Si parte da una conferenza introduttiva, si impara la tecnica, dopo aver ricevuto il mantra, poi ci sono tre sedute di controllo, da un’ora e mezza ciascuna. C’è chi critica il fatto che venga richiesto un pagamento in denaro. Esiste tutta una pubblicistica velenosa, con risvolti anche un po’ qualunquisti, che parla di un impero costruito intorno alla MT. Ma quel pagamento, quel sacrificio richiesto al meditante, una sorta di pegno anche simbolico, vale come promessa di impegno, come un investimento sulla propria vita, che in Occidente – dove tutto si misura in denaro – non può che passare attraverso il pagamento di un obolo (paragonabile alle cifre che si spendono in palestre, viaggi e altri divertimenti “a fondo perduto”). Come dire: ho intenzione di prendere sul serio quello che sto facendo.
In cambio si ottiene una specie di iscrizione a vita, la possibilità cioè di avere un insegnante a cui rivolgersi in ogni momento, in qualsiasi Paese. E comunque chi non se lo può permette viene aiutato dall’organizzazione: il principio è che la MT deve arrivare a tutti; chi ha disponibilità economiche finanzia anche progetti e borse di studio che vanno incontro a chi non ha questa possibilità.
Poi c’è l’altro lato della questione: il finanziamento di una realtà che nei decenni si è diffusa in modo capillare in giro per il mondo, e che dedica molte risorse alla formazione di nuovi insegnanti, ma anche alla fondazione di centri di studio e università, oltre che alla realizzazione di importanti progetti sociali. E qui torniamo al punto da cui siamo partiti. Perché la MT è anche una sorta di progetto utopico, in realtà estremamente concreto, pratico, che porta i suoi frutti ormai da decenni.

Motivo per cui abbiamo voluto incontrare Gabriele Fancello, presidente della Fondazione Maharishi in Italia, che porta avanti numerosi progetti, anche in situazioni di degrado sociale, a rischio di marginalità.
Andate sul sito, fondazionemaharishi.org, per scoprire cosa può fare la meditazione, i risultati raggiunti in ospedali e scuole, le aziende importanti che hanno offerto la MT ai propri lavoratori, l’esperimento nelle carceri chiamato “Freedom Behind the Barriers” (libertà dietro le sbarre), le proposte per chi lavora nelle forze dell’ordine.
Gabriele Fancello ha fatto anche esperienze dirette del cosiddetto Effetto Maharishi, forse l’aspetto più misterioso e difficile da recepire per gli scettici. Quella forza che si produce quando molte persone si riuniscono per meditare insieme, generando un’energia che influenza anche chi non medita.
Abbiamo parlato anche di questo, in un incontro-intervista particolarmente emozionante. Incontrare persone come Gabriele – che comunicano pace, serenità, verità umana, che sorridono spesso e volentieri, che si commuovono parlando delle persone “guarite” dalla meditazione – vale più di mille parole. Abbiamo parlato di come ha scoperto la MT, lui che di mestiere fa l’assicuratore, e il modo in cui gli ha cambiato la vita; di come agisce la tecnica, “in accordo con le leggi della natura”, ma anche della sua funzione sociale; dell’esperienza illuminante che porta a scoprire la “mente cosmica”, ma anche di quanto sia bello fare del bene, ogni giorno.
Raccontaci come hai scoperto la Meditazione Trascendentale e come ha cambiato la tua vita.
Io ho cominciato a meditare nel 1987. Era un periodo in cui lavoravo tantissimo, facevo corsi di vendita per diverse aziende. Ero a un livello di stress a rischio di burn-out. Un giorno un mio carissimo amico mi dice: “Sai, io faccio Meditazione Trascendentale”. Gli dico: “Cos’è che fai?”; “Meditazione”; “No, quell’altra cosa che hai detto”… Ecco, quel termine, “trascendentale”, mi ha catturato. Mi ha dato l’idea di qualcosa che cercavo dentro di me: il trascendere, l’andare oltre. Gli ho detto: “Voglio subito iniziare questa cosa!”. Ci ho messo tre secondi a decidere. Ha risuonato nella mia mente e nel mio cuore.
Anche se eri una persona molto razionale.
Lo sono ancora. Ma la razionalità è solo un aspetto dell’esistenza, è come usare solo una parte del cervello, in questo caso l’emisfero sinistro, che è analitico, pratico, organizzato, che è logico e razionale. Noi, come ci insegna la psicologia, utilizziamo solo il 5-10 % delle nostre possibilità mentali, ma abbiamo un cervello che, se integrato, ci permette di vivere la totalità del nostro potenziale.
Tutti noi, anche se non pratichiamo la meditazione, quando andiamo a letto, viviamo quel momento in cui chiudiamo gli occhi e stiamo per addormentarci, quando l’attenzione si rivolge all’interno. Lì, tra la veglia e il sonno, c’è inevitabilmente il contatto con quel Sé profondo che sta all’origine di tutti quanti noi, e che si trova al livello trascendentale.
Io non sapevo queste cose, le ho scoperte dopo, ma sentivo l’impulso interiore, la trascendenza che mi chiamava. Tutti quanti ce l’abbiamo! Qualcosa dentro di noi, che non sappiamo cos’è. Questa cosa avvia una ricerca, che di solito, per educazione, cultura, formazione, facciamo all’esterno di noi. Una ricerca che risponde a un impulso ben preciso, quello dell’evoluzione. L’impulso invincibile a portare a compimento la vita di ogni essere, dal filo d’erba all’essere umano. La nostra risposta a questo impulso, che possiamo anche chiamare ricerca del benessere e della felicità, può essere consapevole o inconsapevole. In realtà stiamo cercando di realizzare la nostra essenza. In qualsiasi situazione ci troviamo noi vogliamo stare bene: se stiamo male vogliamo stare bene, se stiamo bene vogliamo stare meglio… Questo è un impulso naturale, invincibile, che tutti noi conosciamo.
Vogliamo sentirci compiuti.
Il girasole cerca il sole per vivere, noi cerchiamo relazioni, lavoro, emozioni. Ma l’impulso è lo stesso. La differenza è che noi esseri umani abbiamo qualcosa che non ha nessun altro, la corteccia prefrontale, che è in grado di elaborare, decidere, calcolare, essere consapevole di sé.
È anche in grado di complicarci la vita.
Infatti. Io cerco, ma cerco cosa? Cerco la soddisfazione di quell’impulso naturale, primordiale, profondo, ma purtroppo lo cerco nel luogo sbagliato, ad esempio negli oggetti: compro una cosa e mi dà una sensazione di realizzazione, ma dopo ho bisogno di una cosa più grande. Questa è la cosiddetta “felicità effimera” di cui ormai parlano tutti. Ma a me piace stare sulle cose semplici, perché la natura è semplice, anche se noi complichiamo le cose. A un certo punto c’è un momento in cui ci stiamo acquietando, stacchiamo il contatto con l’esterno, e l’attenzione va per una frazione di secondo all’interno; però in quel punto perdiamo la vigilanza e ci addormentiamo, perché il nostro sistema nervoso non è in grado di man tenere la coscienza di quel pensiero sottile.
La Meditazione Trascendentale consente quindi di arrivare a quella profondità mantenendo la coscienza vigile.
Esattamente. La Meditazione Trascendentale è una tecnica, è una leva per spostare grandi massi. Quando ho sentito “trascendentale” è stata come una bomba dentro di me. Il giorno dopo sono andato da un’insegnante di MT, a Bressanone, ho seguito la conferenza introduttiva, ed ero così affascinato da ciò che ascoltavo, ogni parola corrispondeva esattamente a ciò che stavo cercando, senza saperlo. Risuonava nella mia natura, la mia fisiologia.

Cosa è cambiato in te da quando hai cominciato a praticare?
Nell’arco di due settimane si è svuotato il mio “recipiente” che ormai era pieno di immondizia, tutte quelle cose che accumuliamo nella mente, nel cervello, nei sistemi nervoso, cardiovascolare e linfatico. Cose che non riusciamo a elaborare, a digerire e a eliminare, e che ci portano pian piano alla malattia. Nell’arco di quelle due settimane ho avuto un’esperienza così piacevolmente devastante, che ha cambiato tutti gli aspetti della mia esistenza, liberandomi da ogni tipo di stress. Stavo così bene che, tornato dalla mia insegnante, ritenendomi “guarito”, le ho chiesto se invece di 20 minuti potevo meditarne 5. Lei, perplessa, quasi mettendosi a ridere, mi ha detto: “Se vuoi, va bene”. Dopo un paio di settimane ho capito quanto ero stato cretino. Se una cosa ti fa così bene anche con soli 5 minuti, cosa vuoi che siano 20 minuti al mattino e al pomeriggio? Quanto tempo spendiamo in stupidaggini spesso dannose per la nostra salute e il nostro benessere?
Adesso che pratico tutte le tecniche avanzate, medito circa un’ora la mattina e un’ora la sera e faccio quattro volte le cose che facevo prima di meditare. Il bello è che ora quelle cose me le godo. Dove è andato a finire il tempo? Quando la mente si libera dalle tensioni, dagli stress, sa benissimo ciò che deve fare, e invece di metterci un’ora a decidere o a organizzare, ci mette un secondo. Il tempo si dilata.
Il tuo era un approccio completamente laico. Non parlavi di Essere, Divino, Assoluto.
Assolutamente no, era qualcosa che riguardava la mia natura, il mio bisogno psicofisiologico che risuonava dentro. Ora lo chiamo Sé, ma ai tempi lo chiamavo “quel qualcosa che è dentro di me”, la matrice. Questa tecnica permette alla mente, in maniera del tutto spontanea, senza sforzo, di acquietarsi fino a un livello che è due volte più profondo di quello che ottieni dormendo. In quello stato, la mente trova la sua stessa sorgente, che si trova al di là dei nostri pensieri. Ne abbiamo un’esperienza diretta. Non abbiamo solo l’idea di conoscerla, ma la viviamo, è lì.
Difficile spiegare l’esperienza della trascendenza a chi non l’ha mai sperimentata.
La nostra capacità di spiegare arriva fino a un certo punto. Abbiamo delle apparecchiature che possono spiegare cos’è l’energia, cos’è la materia, ma a un certo punto la materia si fonda su qualcosa che non è materiale, e così anche l’energia. Non ci sono strumenti per indagare ciò che è alla base di ciò che c’è. Gli antichi rishi lo chiamavano “campo di pura coscienza”. L’unico strumento per indagare quel campo è la coscienza stessa, facendone esperienza. Ipotizzarlo o immaginarlo non serve a nulla, solo l’esperienza diretta di questo campo ce lo fa conoscere.
Le parole sono limitate. Non puoi spiegare l’amore in termini biochimici. Il gusto della fragola come lo spieghi? Il biologo ti può parlare di come reagiscono i sensi, il chimico può dirti la composizione della fragola, ma io non conoscerò quel sapore finché non lo assaggio. La stessa cosa accade per quel livello della coscienza che è dentro di noi, che tutti possiamo percepire, nel dormive glia, tra uno stato di coscienza e l’altro, perché riguarda la nostra natura più profonda, non la cultura o la religione. I nomi, le parole e il significato che gli diamo spesso confondono, e a pensarci, spesso sono causa di conflitti! Ma quando sperimenti quel Campo le parole non servono. Puoi chiamarlo Dio, Pura Coscienza, Campo unificato di tutte le leggi di natura, come lo chiama la fisica quantistica… ma parliamo della stessa cosa, la sorgente di ogni cosa visibile e invisibile nell’intero universo, che è onnisciente, onnipresente e onnipotente.
Quando si sperimenta quello stato di coscienza, si possono vivere esperienze liberatorie.
A un certo punto ho vissuto davvero un’esperienza “cosmica”, come viene chiamata. Dentro di me si è aperto l’universo. Come se potessi sperimentare in un istante la portata dell’infinito. Mi sono detto: “Ma allora io sono questo?” Un conto è leggere i grandi filosofi e maestri che parlano dell’infinito, del macrocosmo e del microcosmo, a livello intellettuale, un altro è sperimentarlo. Perdi le paratie del tempo e dello spazio, i limiti dell’intelletto, dell’ego. Tutto si apre, tutto diventa uno, per una frazione di secondo, perché di più non lo potresti sopportare. Lì mi sono detto: questa cosa mi nutre per l’eternità!
A quel punto ti è venuto il desiderio di condividere quell’esperienza. Di contribuire a diffonderla.
Volevo dare alla persona che mi ha donato questa esperienza (Maharishi), ciò che la natura mi ha dato di meglio. In quel momento io avevo una sub-agenzia di assicurazioni a Bolzano. Dopo aver fatto quel pensiero, tempo un quarto d’ora, hanno suonato il campanello e sono arrivati quelli che io chiamo, scherzando, i “Re Magi”. Tre tedeschi, tre fratelli, oggi miei amici, che mi hanno chiesto di partecipare a un progetto di Maharishi. Mi sono detto: “Ho espresso un desiderio solo un quarto d’ora fa. È così che funziona?”. Ero strabiliato.
Da quel momento ho dato il mio tempo e tutto ciò che potevo per portare l’esperienza della trascendenza al maggior numero possibile di persone. Anche se io preferisco chiamarla “esperienza di profondissimo riposo”. Perché se la chiamo trascendenza rischio di confondere le persone. Quando parlo nelle scuole, nelle carceri o nelle aziende di un’esperienza di profondo riposo, sono tutti interessati, perché tutti ne hanno bisogno. Di nuovo, l’importanza delle parole, anche se poi l’esperienza è la stessa!
È anche un’esperienza di gioia, che ti lascia con un sorriso stampato sulla faccia. E il senso di “fare la cosa giusta”, di “tornare a casa”.
Fare la cosa giusta! Quanto è bella e profonda questa cosa. Sì, fare la cosa giusta ti dà una sensazione molto bella, nutriente, è una sensazione dolce, di calore nel petto!

“Se cerchi qualcosa, cercala dentro di te”, è una di quelle frasi che ci sentiamo ripetere da sempre. Lo dicevano i filosofi greci e sant’Agostino, i Veda e il buddhismo, le religioni di ogni tempo e latitudine, ma anche la poesia e la letteratura. Il problema è: come? Le risposte sono sempre state estremamente diverse. Oggi, ad esempio, si parla molto di mindfulness. Perché pensi che la MT sia la risposta giusta?
Tengo a precisare che ognuno deve seguire il percorso a lui più consono, ma se vogliamo capire empirica mente la differenza tra una tecnica e l’altra, ci viene in soccorso la scienza, strumento straordinario per acquisire conoscenza. Ogni tipo di esperienza che facciamo ha un suo corrispettivo nella fisiologia, con una caratteristica cerebrale ben precisa, misurabile con gli strumenti che abbiamo, tipo l’elettroencefalogramma. C’è una ricerca molto bella, randomizzata, che ha analizzato 146 studi, sulle tecniche esistenti per combattere l’ansia.
L’ansia è il primo campanello di allarme di uno stress tossico. La ricerca dice che quasi tutte le tecniche hanno dato un buon risultato, ma solo fino all’effetto placebo: cioè ci dice che devi crederci perché funzioni. Invece la concentrazione, ad esempio nella meditazione zen, aumenta l’ansia, perché si tratta di un esercizio impegnativo per la mente, facciamo molta fatica a concentrarci. Perché? Perché è innaturale.
Ma il dato impressionante è quello relativo alla MT, perché in questo caso l’efficacia non dipende dal fatto di crederci: bypassa l’organo di controllo del cervello e l’amigdala, gli strumenti di cui il cervello dispone per mettersi in allarme. La MT ha dato risultati due volte più significativi della tecnica più efficace dal punto di vista dell’effetto placebo.
Le forme di meditazione non sono tutte uguali.
Ce ne sono di tre tipologie. La prima è la contemplazione, quando contempli e ragioni su qualcosa, ti immergi nel suo significato emotivo. Ma per farlo, la mente deve rimanere in superficie, perché deve elaborare, quindi non c’è trascendenza. L’encefalogramma, in questo caso, mostra onde cerebrali che indicano una certa fatica nel meditante.
La seconda è la concentrazione: si tratta di dirigere la mente in un punto, una tecnica diametralmente opposta alla trascendenza. Se ti concentri, stai cercando di riempire un recipiente che è già pieno e che invece andrebbe svuotato.
Come lo svuotiamo? Con l’auto-trascendenza. La MT sviluppa onde cerebrali completamente diverse dagli altri tipi di meditazione, onde “alfa di tipo 1”, caratteristiche di un quarto livello di coscienza completamente diverso da quelli che conosciamo di solito, cioè lo stato di veglia, di sogno e di sonno. Il quarto livello di coscienza è caratterizzato da uno stato di profondissimo riposo, due volte più profondo di quello che otteniamo in una notte di sonno, ma le sue onde sono caratterizzate da uno stato di veglia.
Tecnicamente si definisce “stato ipometabolico di chiara vigilanza”.
Uno stato di profondo rilassamento in cui però sei vigile, e che ti permette di ritornare all’attività perfettamente riposato. Fare mindfulness è come andare in vacanza, è bellissimo, ma poi non vuoi più tornare al lavoro. Con la MT, invece, liberi la mente e torni ad apprezzare ciò che fai nella vita. Quante persone sono vicine al burn-out e non riescono a godersi più il loro lavoro, che magari è bellissimo? Penso ad esempio ai medici o agli insegnanti. Se sei un recipiente pieno, non riesci neanche a chiudere gli occhi, non ti godi niente, diventi un robot, intolle rante e irascibile. Ma se elimini gli stress e tutto ciò che è tossico nella tua fisiologia e nella tua mente, ricominci a fare le cose che ami con piacere e gioia.

La critica fatta spesso alla MT è che sembra troppo facile. Si dice: sono secoli, millenni, che cerchiamo un modo efficace per trovare la pace interiore, la realizzazione del Sé. Come è possibile che bastino 20 minuti di meditazione, due volte al giorno, per riuscirci?
È molto semplice perché è naturale. La MT è facile da praticare e senza sforzo. Al che uno potrebbe dire: va beh, e io sono Babbo Natale… Provo allora a spiegarlo con un esempio. Se tu leggi un libro che ti piace, non fai nessuna fatica a leggerlo, risulta scorrevole, sei completamente immerso nella storia. Ma se qualcuno, mentre leggi, accende la radio e parte un brano che per te è il più bello in assoluto, dove va a finire la tua mente?
Alla musica.
Certo, è naturale. Perché quel brano è più affascinante del libro. La tendenza della mente è quella di andare là dove c’è maggior fascino. Ed è questo il meccanismo utilizzato dalla MT. È un po’ come un tuffatore che va sul trampolino e deve fare solo una cosa, un piccolo balzo, perché il resto lo fa la legge di gravità, che è naturale. Per questo la MT è così semplice. Sfrutta una qualità della mente, per cui va dove si sente più appagata. La mente non conosce “l’indirizzo interiore”, conosce la soddisfazione dei suoi bisogni. La MT insegna alla mente a tuffarsi, dopo di che percepisce questa attrazione fatale verso la propria stessa sorgente. Come un bambino quando incontra la mamma che non vede da una settimana. Cosa fa? Corre verso di lei e la abbraccia.
La meditazione è così: meno fai e più ottieni. È così semplice che è difficile capirlo, perché nella coscienza collettiva si associa la meditazione alla fatica, alla necessità di avere doti particolari, ecc. Niente di più falso! Possono farla i bimbi da 4/5 anni in su, è sufficiente una sedia e la capacità di pensare, che tutti abbiamo. Fine, non serve altro!
Quindi, in un certo senso, è come se Maharishi avesse trovato il modo di tradurre la millenaria scienza vedica nel modo più efficace per l’uomo moderno, l’uomo d’azione, che deve ritrovare l’armonia con la sua natura più profonda.
Maharishi raccontava che quando è venuto in Occidente, dall’India, cinquant’anni fa, ha cominciato a tenere delle conferenze negli Stati Uniti in cui spiegava che la sua tecnica di meditazione garantiva un profon do riposo e tra le altre cose consentiva anche di dormire meglio. Cosa titolò il New York Times? “Ecco la tecnica per dormire meglio”. Ma lui in realtà voleva svegliare le coscienze. Gli venne voglia di andarsene, di tornare nella sua grotta.
Poi ha capito che quello era il nostro modo di recepire il messaggio.
Come detto, noi utilizziamo il 5-10% del nostro potenziale mentale. È come avere un Ferrari e viaggiare sempre in prima. Maharishi è venuto per dirci che noi abbiamo altre sei marce (infatti parlava di sette stati di coscienza). Una volta, per ottenere certi risultati, ci mettevi vent’anni di pratica al servizio del Maestro. A noi occidentali, che abbiamo un certo stile di vita, che abbiamo la tendenza a controllare ogni cosa, ha dato una tecnica che bypassa l’organo di controllo. Ha affidato alla natura la possibilità di rimuovere gli stress, quella stessa natura che fa battere il nostro cuore, l’intelligenza che governa l’intero universo e il nostro corpo.
Questa tecnica l’ha scelta insieme al suo maestro proprio per noi, che abbiamo un cervello evoluto, ma abbiamo bisogno di aumentare la coerenza cerebrale, un lavoro di integrazione che produce godimento allo stato puro. Parliamo di gioia, più che di felicità, una beatitudine permanente. A quel punto tu cammini per strada e quando vedi un fiore lo guardi davvero. Quando mai lo vedi di solito? Quando mai riesci ad essere una cosa sola con quel fiore? Più affini la coscienza e più la percezione delle cose circostanti è raffinata, sei anche più empatico, ascolti di più le persone. Quando sei un recipiente pieno, non ascolti nessuno, neanche te stesso.
Maharishi parla anche del superamento della divisione tra spirituale e materiale, sacro e profano. Non serve più fuggire in una grotta per trovare la realizzazione. L’idea è quella di realizzarsi sia interiormente che esteriormente.
Prendiamo il seme del baobab, che è vuoto. Da quel seme si sviluppa un albero gigantesco. Il vuoto è l’aspetto spirituale, interiore, nascosto, la matrice di quell’albero, di ciò che è materiale e visibile. Se curi l’aspetto spirituale, cresce anche l’aspetto materiale. Il problema dell’era dell’ignoranza è che abbiamo messo le paratie tra questo e quello. Cos’è che nutre la parte materiale se non quel vuoto? Da dove nasce quell’albero se non dal seme?
La MT mette lo spirituale in relazione con il materiale, di cui è fondamento, li connette tra loro, così come il campo unificato della fisica sta alla base di tutte le leggi che regolano l’universo. In passato è stato fatto un gigantesco sbaglio. Serve integrazione. Maharishi dice: dobbiamo vivere il 200%. Il 100% di vita spirituale e il 100% di vita materiale. Altrimenti ti ritiri in una grotta, per non avere a che fare con questo mondo. Ma noi siamo in questo mondo, noi dobbiamo vivere. Perché mai dovrei rinunciare a due spaghetti al pomodoro? Posso godermeli? Posso essere in estasi ogni volta che guardo un fiore? Che cos’è quell’estasi? È il contatto profondo della spiritualità con la materialità. Vivi una materialità che è pura come la spiritualità. È quando le cose sono separate che il materiale diventa “sporco” e “brutto”. Quando cammini per strada e sei in uno stato di trascendenza, vedi purezza ovunque. Ciò che tu vedi è ciò che tu sei.
Anche l’etica, quindi, non è più solo una questione di volontà, uno sforzarsi per aderire a certe regole morali. Il contato con l’Essere, con la pura coscienza, fa sì che il nostro comportamento sia naturalmente più giusto.
Hai toccato il punto. Sai perché ci ammaliamo? Perché commettiamo i crimini? Perché soffriamo? Perché violiamo le leggi di natura. Più violiamo queste leggi, più sofferenza c’è. Le leggi di natura sono quel pacchetto di intelligenza che la natura fa sgorgare dal campo del nulla, dall’assoluto, il non-manifesto, il purusha, che diventa prakriti, forma. Leggi di natura che regolano l’intera esistenza. Noi abbiamo limitato la nostra percezione di queste leggi al 5-10% delle nostre possibilità. Se io mangio troppo, mi viene il mal di pancia: ho violato le leggi di natura. Se non conosciamo quella sorgente, finiamo per violare le leggi di natura e quindi creiamo tensione fisiologica, psicologica, sociale. Più alto è il livello di stress, più alto è il pericolo di guerre.
La legge del karma dice che se faccio del male a qualcuno, quel male poi torna. E il bene che faccio, produce degli effetti che si riflettono nella mia vita. Anche meditare produce “energia positiva”.
Azione-reazione, c’è poco da fare, quello è. Uno dei motivi per cui sono andato avanti con la meditazione, è la sua applicazione sociale. L’Effetto Maharishi ha a che fare con questo. Quando agisci rispettando le leggi di natura spontaneamente, senza che nessuno ti dica cosa devi fare, ti comporti in modo nutriente per te e per il resto del mondo. Altrimenti diventi un egoista che arraffa, viola, ruba, prende, violenta. Quando l’individuo è beato, perché è sostenuto dalle leggi di natura, il suo intelletto si è sintonizzato con l’intelligenza cosmica. Non è una cosa filosofica: parliamo di quell’intelligenza che regola tutti i corpi dell’universo. La MT aiuta l’intelletto a sintonizzarsi con il campo da cui sgorgano le leggi di natura.

La tua vita adesso è strettamente legata alla Fondazione Maharishi, all’impegno sociale. Una cosa che hai scoperto lungo il cammino e ha cambiato anche il tuo modo di vivere e lavorare.
Lo voglio raccontare, perché riguarda tutte le professioni che hanno a che fare col denaro. Io ero entrato in crisi perché mi chiedevo cosa facessi io per gli altri come assicuratore. La mia agenzia stava per chiudere, perché non riuscivo più a fare nulla. Un giorno stavamo elaborando un progetto con Maharishi, sui gruppi di coerenza, e una di quelle persone che si dedicano completamente alla meditazione gli ha chiesto: ma noi dobbiamo assicurarci per questo progetto? Lui, sorprendentemente, ci ha messo un po’ a rispondere. Generalmente non succedeva, di solito rispondeva subito, magari ridendo, come faceva spesso. Invece ci ha pensato un attimo e ha detto, seriamente: “Finché non abbiamo la sfera di cristallo è meglio assicurarsi”.
Allora ho capito: forse è meglio che gli assicuratori siano come me, piuttosto che come certi squali. Da quel momento, nell’arco di sei mesi, ho quadruplicato il fatturato della mia agenzia. Ho capito, finalmente. Ci sono persone a cui accadono incendi, incidenti, malattie, e questo dal nostro punto di vista, spirituale, ha a che fare con il karma. Poter avere un assicuratore che almeno attenui finanziariamente il problema, che le aiuti a vivere meglio quei momenti difficili, è un buon karma. Ho trovato la mia collocazione. Amo aiutare le persone. Mi alzo la mattina e mi chiedo come fare ad aiutarle sempre meglio. Farlo è una gioia. Io, che una volta odiavo il mio mestiere, ho imparato ad amarlo.
La Fondazione lavora con scuole, aziende, carceri… Cambiare il mondo attraverso la meditazione sembra una grande utopia.
Quando vai in un carcere di massima sicurezza, dove ci sono pluriomicidi che devono scontare l’ergastolo, ti viene mal di pancia per la paura. Quando ti guardano quelle persone, lo fanno con l’energia dell’assassino. Però tu sei lì a portare un’esperienza di profondo riposo. Sai che loro hanno sbagliato perché hanno violato le leggi di natura. Leggi che violiamo perché viviamo nell’ignoranza, nel non sapere, perché se lo avessimo saputo non lo avremmo fatto. C’è chi risponde a un bisogno reale in modo completamente sbagliato. In una condizione normale, un uomo corteggia una donna con il tempo e le attenzioni necessarie, e se sono rose fioriranno. Una persona che è un recipiente pieno, con il cervello danneggiato dallo stress, invece, arraffa e stupra.
Ma quando la sua coscienza si sintonizza con il Sé, con quell’esperienza che è al di là della materia, non c’è pena peggiore dell’essere consapevoli di ciò che ha fatto. Se tu dici a una persona del genere di “fare il bravo”, quella ti uccide. Se gli chiedi di deporre le armi, come minimo ti sputa in un occhio. Ma se gli offri un’esperienza interiore come quella della MT, dopo una settimana viene da te, piangendo, ti abbraccia forte, perfino troppo, e ti dice “grazie”. Una settimana, non dieci anni! Questo accade. Ed è una cosa davvero emozionante. Quell’esperienza è così potente! I bambini piccoli, a scuola, praticano solo per 5 minuti, perché per loro è una cosa troppo forte. Li facciamo girare per la classe, poi si siedono, chiudono gli occhi per un attimo, e quando li riaprono, dai loro occhi sgorga una luce immensa. Questo è cambiare il mondo! Portare i bambini a crescere pienamente consapevoli di ciò che sono.
Il problema è superare la diffidenza degli adulti.
Abbiamo imparato come fare. Vent’anni fa mi chiudevano tutte le porte, ora bastano tre minuti per convincerli a portare avanti il progetto, perché si rendono conto che stiamo dando una risposta a un problema reale. La MT, in certi contesti, è come l’acqua nel deserto. Ci sono dieci suicidi al giorno nel settore dell’istruzione. Dove stiamo andando? Persone che dovrebbero costruire le nuove generazioni, per colpa dello stress eccessivo diventano robot, finiscono in burn-out. Ecco perché è così importante questa tecnica anche da un punto di vista sociale.
Un tempo la Chiesa pensava che la MT avesse a che fare con la religione e quindi si opponeva. Ma noi abbiamo spiegato tante volte che la MT, in realtà, ha che fare con la natura. Uno volta ho detto a un vescovo: ti assumi la responsabilità di bloccare un progetto che fa così bene ai bambini, nel nome di Gesù? I bambini, grazie alla MT, sono felicissimi, forse dopo torneranno anche in Chiesa. E il progetto è stato approvato.
Crescono anche le aziende che utilizzano la meditazione.
Perché si è vista l’enorme differenza, nell’arco di breve tempo, tra un lavoratore stressato e uno che pratica la MT. Il lavoratore è la prima risorsa di un’azienda, quando la risorsa funziona, perché è felice, sia essa manager o semplice impiegato, rende il doppio. Quindi fa bene anche al business dell’azienda, oltre a far bene alla vita del lavoratore. Le persone imparano a godersi ciò che fanno. È anche l’esperienza vissuta nel mio ufficio, dove tutti stanno bene, sono felici, e non hanno neanche più bisogno di me. L’ufficio va avanti da solo.
Non è facile credere all’Effetto Maharishi.
Non si tratta di credere, ma di sperimentare. Si è constatato che quando si riunisce l’1% della popolazione che pratica la MT, si ha un determinato effetto. È una vera e propria formula. Quell’esperienza di pace e di riposo che ogni meditante vive dentro di sé, si espande e arriva anche alle persone che non meditano. Si ha quindi un effetto sulla coscienza collettiva. Le tendenze negative crollano spontaneamente. Chi medita sente da dentro quelle onde (io ho fatte diverse esperienze del genere) e le persone che non meditano, fuori, si sentono meglio.
Faccio un esempio. Quando entri in una stanza e c’è una persona arrabbiata, anche se è di spalle, non c’è bisogno che ti dica che è arrabbiata, tu senti qualcosa, anche se non sai dire cosa. La sua “frequenza” si espande nell’ambiente circostante. Quando invece nella stanza c’è una persona calma, profonda, quieta, tu non vorresti più uscire da quella stanza, perché la sua presenza è una cosa nutriente, piacevole.
L’Effetto Maharishi è stato monitorato per sessanta volte nel mondo. Si tratta di esperimenti di tipo socio logico, in cui bisogna misurare il prima, il durante e il dopo, verificando il calo di crimini, incidenti, ricoveri ospedalieri. Particolarmente famoso è quello di Washington. Quando annunciammo, prima di iniziare, che i crimini sarebbero calati del 20%, il capo della polizia si mise a ridere. Disse: “Perché accada una cosa del genere dovrebbero cadere quaranta centimetri di neve ad agosto”. A Washington, in agosto, i crimini aumentano del 17%, perché aumenta lo stress delle persone. Finito l’esperimento, lui stesso ha voluto presentare i primi dati. Piangeva, era emozionato: “Questi dati sono veri, perché li ho presi io, e sono pazzeschi”. I crimini erano calati del 20%, come previsto, anzi, contando il mancato aumento, c’era stato un miglioramento del 37%. Tutto questo grazie a due settimane di meditazione portata avanti da centinaia di persone insieme.

Di recente sei stato in India, tra dicembre e gennaio. Lì eravate in diecimila. Anche perché il mondo sta attraversando un momento drammatico. Ce ne vuole di energia positiva.
Abbiamo fatto un’Assemblea per la Pace a Hyderabad, in memoria di un’altra, realizzata quarant’anni fa, che si intitolava Assaggio dell’Utopia. Si sono incontra te diecimila persone, con punte di undicimila, provenienti da 139 Paesi del mondo, esperti di MT, tecniche avanzate e volo yoga. C’era anche una bellissima delegazione di 121 italiani. Abbiamo praticato quasi tutto il giorno: si partiva dalle 7 e mezza del mattino e si finiva alle 9 e mezzo di sera. Era come essere in trincea. La sensazione era proprio quella di stare in guerra: una grande lavatrice, che ripulisce le tendenze negative della coscienza collettiva. Pensiamo a tutto quello che sta succedendo in questo momento nel mondo! Il livello di tensione è altissimo e molto pericoloso.
Si raccontano incontri straordinari avvenuti in quei giorni.
È successo subito qualcosa di molto bello. Sono arrivati i responsabili di varie tradizioni spirituali, che di solito si guardano con sospetto, dai discepoli di Sai Baba e Aurobindo ai praticanti di Kriya, e sono venuti a darci la loro benedizione, dicendo che quello che stavamo facendo era la cosa più bella che fosse mai stata fatta. È anche nata la proposta di creare dei gruppi permanenti. A noi veniva da piangere, talmente era grande ed emozionante quella cosa che stava accadendo.
Sua santità Amma Sri Karunamayi, affettuosamente conosciuta dai suoi seguaci come “Amma”, ci ha lasciato un messaggio semplice e importante: “La meditazione è il miglior farmaco. Tutti i problemi possono essere risolti praticando la meditazione due volte al giorno”. A un certo punto è arrivato l’imam più importante di tutta l’India, il dr. Umer Ahmed Ilyasi, capo dell’All India Imam Organization, per benedire i partecipanti all’assemblea e le “tecnologie della coscienza” utilizzate per favorire la pace nel mondo. Dopo aver fatto una ghirlanda al dr. Tony Nader, il successore di Maharishi, l’imam ha detto: “Tutti voi siete un’ispirazione per il mondo. Venite da tutti i Paesi, da tutte le religioni e da tutti i ceti sociali e condividete la pratica di queste potenti tecnologie della coscienza. Saluto voi e l’eccezionale esempio di unione che avete dimostrato qui”. Che lezione da un imam! Dovremmo smetterla di confondere certi criminali che usano l’Islam con la vera, meravigliosa idea di pace che sta alla base della religione islamica. Lui ce l’ha raccontata, ce l’ha fatta conoscere e alla fine ci ha abbracciato tutti.

L’utopia che diventa realtà.
Sono arrivate anche persone legate al mondo della scuola in India, l’equivalente del nostro Ministero dell’Istruzione, intenzionati a insegnare la tecnica a tutti gli studenti di quel distretto. Milioni di ragazzi. E poi sono arrivati rappresentanti dell’alta finanza, che vogliono aiutarci nei nostri progetti. Sta cominciando a risvegliarsi la coscienza di tante persone, che in teoria hanno già tutto, ma che cominciano a chiedersi perché sono infelici. Il loro risveglio sarà fondamentale, perché potrà indirizzare molte risorse al benessere della società. Questo è quello che abbiamo visto e intuito in India. I guerrafondai devono esaurire la loro energia cinetica, ma sotto la superficie sta crescendo una nuova generazione di persone più evolute, più lucide mentalmente, che hanno le risorse per aiutarci a cambiare il mondo. Le risorse non andranno più nella direzione della distruzione, ma in quello della creazione, del benessere delle persone. Sta accadendo davvero!


