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Yijing, quelle linee che svelano il cosmo

Divinazione o scoperta di sé? Teoria e pratica di un metodo tradizionale (cinese) per conoscere il momento presente e le sue possibilità nascoste.

le monete per praticare l'yijing

Cosa c’è di meno contemporaneo e post-moderno di una «visione del mondo che coinvolge il ruolo degli esseri umani in un cosmo che possiede un proprio senso ultimo»? O forse no, forse è finito il tempo del relativismo spinto, del caso e del caos, di quel pensiero che vede l’universo come un accidente e la vita come una cosa “capitata”, contro ogni probabilità. Forse torneranno in auge le concezioni filosofiche e religiose fondate sull’esistenza di una verità (più o meno nascosta), una legge orientata a uno scopo (un insieme di leggi da cui emerge un significato), un ordine e un’armonia universale (il Dharma, per citare un concetto orientale).

L’Yijing – o se preferite: I Ching – è una delle manifestazioni più affascinanti di quel modo di guardare la realtà. È una forma di divinazione, ma anche una visione del mondo, la convinzione che l’universo segua determinati schemi che si ripetono, dentro combinazioni di eventi misteriosamente collegati tra loro.

Liu Chen e Ruan Zhao entrano nel Tiantai, montagne sacre sia per il taosimo che per il buddhismo (@ Met Museum, OA)
Liu Chen e Ruan Zhao entrano nel Tiantai, montagne sacre sia per il taosimo che per il buddhismo (@ Met Museum, OA)

In realtà, come dice Joseph Adler nel suo libro Yijing – Una guida (pubblicato in Italia da Ubaldini), non è una visione molto diversa da quella che ha portato alla nascita della scienza, fondata su una lettura matematica della realtà. E visti gli sviluppi recenti del pensiero scientifico – dalla fisica quantistica all’equivalenza tra materia ed energia, dalle riflessioni sull’emergenza della complessità a quelle sull’universo finalisticamente (naturalmente) orientato alla vita e alla coscienza – la questione diventa ancora più interessante e fertile.

Joseph Adler, che dopo il dottorato in Studi religiosi alla University of California è diventato professore di Studi asiatici e religiosi al Kenyon College di Gambier (Ohio), è sistematico e scientifico nella sua trattazione, non concede nulla allo “spiritualismo” di consumo, ma propone una visione a suo modo spirituale di questa antichissima tradizione. E innanzitutto ricostruisce la fortuna editoriale del libro edito dalla Princeton University Press, I Ching or Book of Changes, a partire dagli anni Sessanta, quando esplose letteralmente l’interesse per la cultura e la spiritualità orientale.

30 mila copie vendute, nel giro di qualche anno, desti nate a diventare mezzo milione nel 1982. Anche se, in realtà, l’origine del testo (XI-XII secolo a.C.) è tutt’altro che lineare, tra oscuri antenati, attribuzioni mitiche e aggiunte posteriori, soprattutto le “Ali”, scritte secondo la tradizione da Confucio. Di sicuro è interessante il revival vissuto dal testo in Cina, dove per decenni il regime ha cercato di estirpare ogni traccia di religiosità e tradizione sacra. Dagli anni ’80 invece è cominciata una riscoperta a tutti i livelli, intellettuale e popolare.

Le linee Yin (spezzata) e Yang (intera) vanno a formare 64 esagrammi, che corrispondono a vari aspetti della realtà.
Le linee Yin (spezzata) e Yang (intera) vanno a formare 64 esagrammi, che corrispondono a vari aspetti della realtà.

Per chi non lo sapesse, l’Yijing è basato su 64 esagrammi, cioè diagrammi di sei linee, che possono essere spezzate o intere. Alla base del sistema, come di tutto il pensiero cinese, c’è la distinzione tra lo yang (chiaro, caldo, crescente) e lo yin (scuro, freddo, calante). In realtà questi due aspetti della realtà non sono poli in opposizione tra loro, il dualismo è solo relativo (alla percezione materiale dell’universo).

Dentro lo Yang c’è un po’ di yin e viceversa, come illustra il noto simbolo del Taiji, il “supremo ultimo”, lo stato che precede la differenziazione delle cose, ma che sta anche alla fine della ricerca, come unità fondamentale da ritrovare. La realtà è cambiamento, come insegna la natura, con le sue trasformazioni cicliche, dalle stagioni all’alternanza tra giorno e notte. E la sostanza ultima del cambiamento è il Qi, in cui coincidono materia ed energia, corpo e mente (la traduzione più accurata del titolo originale, secondo Adler, è “Testo sacro del mutamento”).

Ogni esagramma corrisponde a una determinata situazione, una certa disposizione delle cose, riassunta in nomi evocativi: il Creativo (sei linee intere) e il Ricettivo (sei linee spezzate), la Lite e l’Avvenenza, il Ritorno e l’Innocenza, Mordere, Ascendere, Spaccarsi in due, il Pozzo e la Famiglia, il Viandante e l’Eccitante… Sono tutti aspetti di quell’ordine universale, quel modello, che viene chiamato Dao (o Tao), la Via, concetto straordinariamente complesso, nella sua semplicità, realtà metafisica difficile da spiegare, essendo per sua natura indefinibile.

«Possiamo vedere nell'Yijing tutte le configurazioni mutevoli delle forze dell'universo come un ordine unificato»
«Possiamo vedere nell’Yijing tutte le configurazioni mutevoli delle forze dell’universo come un ordine unificato»

Il mondo naturale e quello sociale sono riflessi di quel modello, che bisogna provare a seguire, per avere una vita prospera, fortunata, giusta, magari anche per aspirare a una realizzazione non solo materiale ma spirituale. Si scoprirà solo più tardi, lungo il percorso, che non c’è alcuna differenza tra i due aspetti della realtà, il materiale e lo spirituale, il profano e il sacro, il buio e la luce. È questa la realtà assoluta del non-dualismo, a cui aspira ogni religione, sacralità, attitudine spirituale: «Le differenze sono reali ma hanno una relazione complementare, quindi insieme racchiudono un’unità ancor più fondamentale».

Le linee si ottengono gettando degli steli di achillea essiccati, oppure delle monete di bronzo. Sta poi alla coscienza di ognuno decidere da dove arriva la risposta, che sia un essere spirituale, una divinità personale, o una realtà metafisica impersonale (come il Dao, appunto).

L’Yijing può essere letto nel fluire delle sue linee, quindi nel suo simbolismo grafico, fondato sull’associazione tra diversi trigrammi (ognuno col suo significato). Oppure si possono leggere i commenti lasciati dalla tradizione. Ad esempio, ecco a cosa può alludere l’esagramma 32: «Sole e luna hanno il cielo e possono quindi risplendere per sempre. Le quattro stagioni mutano e trasformano, e possono per questo operare per sempre. Il sant’uomo “si attiene stabilmente al proprio corso”, e il mondo rimodella se stesso fino al compimento. Se meditiamo su che cosa conferisce a un oggetto la sua durata, saremo allora in grado di comprendere la natura di cielo e terra e di tutti gli esseri».

Una statua dedicata a Lao Tse, fondatore del taoismo
Una statua dedicata a Lao Tse, fondatore del taoismo

A volte i commenti e le sentenze sono molto precisi nell’indicazione fornita. Altre volte invece sembrano vaghi, astratti. Sta qui il margine di interpretazione lasciato a chi si appella a questo metodo divinatorio. Che può essere inteso, tradizionalmente, come una sorta di oracolo, o più modernamente come un canale di comunicazione aperto con l’inconscio (o la supercoscienza).

«Possiamo vedere nell’Yijing tutte le configura zioni mutevoli delle forze nell’universo come un ordine unificato. Poiché queste forze hanno tutte una direzione di mutamento, possiamo osservare a cosa stanno conducendo o tendendo; in altre parole, possiamo prevedere ciò che accadrà. Inoltre, poiché queste configurazioni seguono non solo l’ordine naturale ma anche l’ordine morale, possiamo comprendere il carattere etico e le implicazioni del quadro di eventi in cui è inserito il nostro comportamento. Questa comprensione unificata dell’ordine naturale e dell’ordine morale è la saggezza».

Giustamente Adler evoca Carl Gustav Jung, forse il pensatore più noto tra tutti quelli che hanno studiato a lungo l’Yijing, che ne hanno scritto sistematicamente (era sua la prefazione all’edizione Princeton), riconoscendo il suo valore. Anche perché Jung aveva elaborato la terra della sincronicità, che si sposa perfettamente con questa interpretazione della realtà. Siamo al di fuori della causalità lineare su cui è fonda ta la logica occidentale.

Carl Gustav Jung, studioso appassionato di yijing, che elaborò il concetto di sincronicità
Carl Gustav Jung, studioso appassionato di yijing, che elaborò il concetto di sincronicità

«In base a esso, un momento nel tempo possiede precise specificità (determinate dalla configurazione di tutti gli eventi che si verificano in quel momento) che influenza gli eventi che si configurano in quel momento». Quindi esiste «una connessione significativa tra la caduta apparentemente casuale degli steli di achillea e lo stato psicologico di colui che divina in quel momento».

Gli steli o le monete che cadono in quel modo sono un segno del carattere specifico di quel momento: cadono in quel modo e non in un altro perché la realtà in quel momento presenta quell’aspetto, quella specifica somma di fatti, cose, sentimenti, elementi dell’universo che si configurano secondo una certa modalità. Una sorta di fotografia del momento (che può durare giorni o settimane).

Sta poi alla sensibilità e alla cultura di ognuno decidere se questo è solo uno strumento per far emergere contenuti latenti nell’inconscio, quindi per conoscere se stessi («L’esagramma e le delucidazioni sull’esagramma e le linee possono fornire uno “schermo” su cui il divinatore può proiettare i dubbi inconsci sulla convenienza della linea d’azione. LYijing diventa così un dispositivo per esternare l’inconscio, ossia per renderlo cosciente»). Oppure se si tratta di un sistema per leggere la realtà al di fuori dei suoi meccanismi causali, per ottenere risposte che hanno un valore interiore, secondo meccanismi quasi magici (così come accade con i tarocchi o con l’astrologia, al di fuori delle sue banalizzazioni commerciali odierne). Ed ecco la filosofia, oltre il metodo.

L'Yijing in un'edizione cinese
L’Yijing in un’edizione cinese (@ Valley Spirit Arts)

Come spiega Adler, qui il tempo non è sfondo neutro newtoniano, ma varia qualitativamente. «L’Yijing come sistema di simboli “schiude le cose” rappresentando l’ordine naturale in forma grafica, rendendone più facile la comprensione». Può risolvere dubbi, aiutare a muoversi nella direzione più appropriata. Chi lo utilizza regolarmente, sa come e perché funziona. Non si tratta, ingenuamente, di avere risposte sul proprio futuro. Ma di farsi delle domande sulle possibilità e le scelte in campo, sulla configurazione degli eventi e su come la stiamo interpretando.

«L’Yijing simboleggia la non-dualità di ciò che è in ultima analisi reale (ovvero il mutamento yin-yang) e la prosperità morale del cosmo. Simboleggia, quindi, l’intuizione confuciana per la quale il significato ultimo (o scopo) dell’essere umano è attuare il potenziale morale del mondo naturale mettendo in pratica il potenziale morale incarnato nella natura umana».

La scienza è nata dall’idea di comprendere le leggi universali, di entrare nella “mente di Dio”, che avrebbe un corrispettivo nell’ordine naturale. Cosa che non è così lontana dalla mentalità dei pensatori cinesi: «L’Yijing combina una visione del mondo non teistica, ma spirituale, con una struttura razionale e quasi matematica. Esso, dunque, combina l’accesso a questioni di “interesse ultimo” con una riduzione ai principi primi della natura: yin-yang, bipolarità, e la sostanza psico-fisico-spirituale del qi». In pratica l’universo è morale, ma la moralità è inscritta nella natura.

Ecco una possibile interpretazione non religiosa, ma spirituale, di questa realtà ordinata, che potrebbe essere un terreno di confronto fra chi crede a un Logos, un Dio, una Realtà Ultima che governa l’universo e chi invece vede solo natura e materia che si organizza nelle sue componenti fondamentali per far emergere la consapevolezza. In ogni caso, la realtà è molto più della somma dei mattoni che la compongono.

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